Cedolare secca: conviene si o no?

Cedolare secca: conviene si o no?

Di cosa si tratta
Agli oltre due milioni di proprietari italiani che danno immobili in affitto viene da oggi offerta un nuova modalità  di imposizione fiscale dei canoni d'affitto, che può essere scelta in sostituzione dell'Irpef e delle relative addizionali. La nuova norma prevede l'applicazione di un'aliquota fissa che equivale al 21% del reddito da locazione (aliquota che riguarda il 90% degli immobili in affitto in Italia); questa può scendere al 19% qualora si tratti di un immobile in un comune con affitto concordato (per alta densità  abitativa o mancanza di immobili da affittare).
Possono scegliere la cedolare secca solamente le persone fisiche, non le imprese e le finanziarie.

Come e quando compilarla
Chi ha già  un contratto d'affitto in corso può applicare la cedolare secca nel modello 730 o nel modello Unico 2012, versando, entro il 16 giugno, l'acconto dell'85% e avvisando, al contempo, l'inquilino di aver scelto questa modalità  di imposizione fiscale: pertanto, rinuncia alla possibilità  di aggiornamento del canone d'affitto, comprese eventuali variazioni sulla base dei parametri Istat.casaonline

Chi, invece, al 7 aprile non aveva ancora registrato un nuovo contratto di locazione può farlo entro il 6 giugno, scegliendo tra il modello 69, cartaceo, o il modello Siria, Servizio Internet per la Registrazione di contratti per quegli Immobili utilizzati come Abitazione: questo modello può essere inviato solamente attraverso il sito dell'agenzia delle Entrate. In entrambi i casi, comunque, va versato l'acconto d'imposta.

Come capire se conviene
L'introduzione della nuova normativa è stata salutata da molti con favore, visto che in diversi casi implicherà  tassazioni più vantaggiose per chi affitta casa, anche ciò se non è vero per tutti i proprietari.

Per capire se questa conviene o meno bisogna
Confrontare le aliquote fisse (21 o 19%) con l'aliquota Irpef applicata al contribuente. Mentre la cedolare va applicata su tutto il canone, l'Irpef ha deduzioni forfettarie (il 15% sull'affitto di mercato, il 40,5% sull'affitto concordato). Inoltre, anche se impedisce futuri aumenti di canone, la cedolare assimila cinque altre imposte: imposta di bollo, imposta di registro (ma non restituisce quelle già  versate), l'Irpef e le sue addizionali, regionali e comunali.

A ben vedere, la cedolare secca conviene a chi ha un'aliquota superiore al 23% (oltre 15mila euro) e affitta con canone libero: se è concordato, è conveniente solo a partire dal terzo scaglione (oltre il 27%). Solo quando l'aliquota sul reddito è sostanziosa le tassazioni fisse della cedolare saranno una scelta fruttuosa per il proprietario dell'immobile.